Resort e centro benessere_Carlentini

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AFFIORAMENTI NEL PAESAGGIO.

Premessa
Da lungo tempo, le questioni del recupero e della valorizzazione del costruito oscillano fra slogan omologanti-globalizzanti e rassicuranti certezze critiche tipo “dov'era com'era”. In particolare quest’ultima posizione critica, sotto il paradigma del ripristino delle funzionalità perdute dai luoghi, avalla spesso sul territorio sciagurate azioni di demolizione e ricostruzione che, rimanendo “fedeli” al solo dato volumetrico e senza nessun plusvalore architettonico delle nuove opere, producono una sistematica “tabula rasa” dei valori identitari dello stesso. In questo quadro dissonante, l’unica certezza appare la progressiva perdita di valore dei beni culturali e architettonici; perdita che può essere tradotta, soprattutto in Italia, nella incapacità del progetto di porsi quale strumento di conoscenza e di trasformazione dell'esistente.
Metodologicamente occorrerebbe interrogarsi su ciò che possa esprimere oggi, modernamente, i valori identitari e dell'appartenenza; e quali siano gli strumenti che l’architettura deve mettere in campo per perseguirli. Significa, a nostro modo di vedere, affrontare l'esistente nella sua pienezza culturale di lascito della tradizione; e chiedersi fino a che punto essa sia “incompatibile” con l'innovazione. Ma perché ciò avvenga è necessaria una momentanea sospensione del giudizio.
Del resto, oramai sappiamo con certezza che tradizione e innovazione sono facce della stessa medaglia; coppia di opposti complementari e non in antitesi, che accompagnano da sempre il fare dell'architetto. La stessa origine dei significati, ci ricorda che il termine “tradizione”, di etimologia latina, deriva dal verbo trado, is, tradidi, traditum, ere, significa consegnare, porgere, mettere a disposizione, affidare, ma anche abbandonare a, lasciare in balia o alla mercé. Mentre il termine “innovazione”, sempre di origine latina, deriva dal verbo renovo, as, avi, atum are, che significa rinnovare, rifare, restaurare, ringiovanire, ripetere, rievocare, richiamare alla memoria.

Se, dunque, l'aspirazione profonda dell'esistente può coincidere con il suo “mantenersi trasformandosi”, in una circolarità dialettica dove l'apparente tradimento si conclude in una logica di effettiva continuità dello “spazio” nel tempo, le ragioni del progetto devono sforzarsi di consegnare all'attualità un patrimonio continuamente rinnovato, persino nel profondo dei suoi paradigmi compositivi; sciogliendo così definitivamente l'imbarazzo brandiano che ancora attanaglia certa produzione contemporanea, che effettivamente sembra ostacolare l’arcaico fluire della tradizione nell’innovazione e viceversa. Significa, dunque accettare definitivamente, l’architettura come “strumento di conoscenza” 1 e, di conseguenza, le architetture come “sostanza conoscitiva”.
In questo senso, più che dai suadenti richiami degli apparati teorici, è proprio dalla pratica del progetto, quando sviluppato nel complesso panorama tecnico contemporaneo, che possono essere ricavate delle inattese chiavi interpretative e operative.
Nel caso della rifunzionalizzazione di questo “castelletto”, pare di incerta origine federiciana e senza nessun vincolo della soprintendenza, le aspirazioni della committenza (molto attenta ai valori culturali del manufatto ma naturalmente volta alla produzione di un valore economico tale da giustificare l'investimento) si sono confrontate con una architettura a volume “0” o quasi, se si esclude il modesto incremento volumetrico concesso dagli strumenti urbanistici locali ai fini del necessario adeguamento igienico-sanitario. Se da un lato il riconoscimento di valore, implicando il mantenimento dello stato di fatto metteva in crisi le propedeutiche proiezioni economico/finanziarie, dall’altro le logiche della composizione hanno dovuto fare i conti con una rinnovata normativa antisismica, che rendeva proibitiva sul piano tecnico la stessa ipotesi del semplice restauro (a meno di una radicale manipolazione-snaturamento della preesistenza).
Esattamente come nell’antica lezione vitruviana, è riaffiorata l’eterna dialettica fra un problema statico-costruttivo, le esigenze funzional-produttive e quelle di un’adeguatezza dello spazio architettonico.

Il progetto
L'intervento proposto2 mira alla salvaguardia e alla valorizzazione sostenibile delle principali emergenze contestuali.
Due sono le preesistenze architettoniche oggetto di intervento.
Una denominata “castelletto” per la sua conformazione distributiva e per i caratteri formali dell'insieme, versante in pessimo stato manutentivo: per questa unità il progetto prevede il miglioramento statico attraverso opportune azioni di consolidamento, risarcendone la compagine muraria e rinsaldandola con un cordolo sommitale, allo scopo di mantenerla quale preziosa testimonianza storica della contrada e destinandola a turismo rurale. L'altra, che ospiterà un centro benessere, assolutamente irrecuperabile sotto il profilo tecnico del mantenimento dei pochi ruderi tuttora presenti, verrà integralmente demolita e ricostruita, nel rispetto della volumetria originaria e integrandola ai salti di quota esistenti.

Il sistema integrato di servizi/movimento di suolo
La parte di giardino retrostante il lato nord dell'edificio ospita una serie di servizi che completano la dotazione funzionale del futuro sistema ricettivo. In una serie di pieghe del suolo vengono ospitati: i servizi igienici di piano, gli spogliatoi e i servizi per la cucina, la cucina, il deposito, le riserve d'acqua, la pompa di calore.
Il sistema è collegato all'edificio attraverso due ponti/corridoi vetrati accessibili dalla sala bar e da quella ristorante. Il tetto di queste pieghe, configurato come un movimento di suolo, diventa un'estensione del giardino stesso, annullando l'impatto visivo nei confronti dell'edificio storico.
Il resto del fondo verrà completato da idonee aree di sosta e da percorsi pedonali atti alla fruizione del paesaggio. Verrà valorizzato anche l'affioramento roccioso (ricco di testimonianze fossili), recuperando gli antichi terrazzi e i muri a secco già presenti e caratterizzanti l'area d'intervento, rispettando le specie arboree insediate e cercando di mantenere, ove possibile, la macchia mediterranea esistente.

Firmitas
Gli interventi previsti esplorano tre distinte strategie costruttive in x-lam:
- la demolizione e ricostruzione (che interessa esclusivamente il nuovo centro benessere);
- l’inserimento (delle autonome capsule abitative, che “affiorano” dalla compagine muraria, per le camere dedicate all’accoglienza);
- il completamento/risarcimento (dell’ala est dell’edificio e degli spazi comuni).
La versatilità del sistema costruttivo impiegato permette di innescare delle distinte strategie relazionali fra gli spazi interni ed esterni, fra l’edificio in muratura esistente, i nuovi inserimenti di progetto e il paesaggio.


note

2. Si rimanda al saggio “Il concetto di Kunstwollen”, in Panofsky Erwin, La prospettiva come forma simbolica e altri scritti, raccolta di saggi scritti da Panofsky E. (1927-32) a cura di Guido Neri, traduzione italiana dal tedesco di Enrico Filippini, nota di Marisa Dalai, collana Campi del sapere, IV ed. Milano, Feltrinelli 1988.

1. Il progetto è stato elaborato con: arch. G. Naselli, arch. F. Faro; strutture: ing. L. Amato, ing. R. R. Grillo; impianti: Per. Ind. F. Buglisi; geologo: G. Bonanno Conti, M. Cacciato Insilla, - Coll. V. La Spina, P. Forlenza. Committente: F.K.T. Di Buemi Giuseppa & C. S.A.S.